Telelavoro dall'estero per un'azienda svizzera: regole 2026

In breve
Sì, si può, ma a decidere cosa succede sono tre insiemi di regole distinti, ognuno con il suo limite. Per la sicurezza sociale Lei resta assicurato in Svizzera se lavora meno della metà del tempo da un Paese dell'UE o dell'AELS che ha firmato l'accordo sul telelavoro, con un certificato A1. L'imposta sul reddito segue in gran parte il luogo in cui lavora. A questo si aggiungono il Suo permesso e il rischio fiscale del datore di lavoro.
Quasi tutte le guide su questo tema sono scritte per i datori di lavoro o da società che vendono servizi per l'impiego, e di solito si fermano a «dipende». Dipende, certo, ma da pochi numeri che le fonti ufficiali indicano chiaramente: 25 per cento, 40 per cento, 50 per cento, 24 mesi, sei mesi. Abbiamo consultato l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, le convenzioni fiscali, gli uffici cantonali delle imposte e della migrazione e le indicazioni 2025 dell'OCSE, e abbiamo messo le regole nell'ordine in cui Lei le incontrerà.
Tre insiemi di regole, tre limiti diversi
La prima cosa da abbandonare è l'idea che una sola percentuale risolva tutto. Sicurezza sociale, imposte sul reddito e diritto di soggiorno dipendono da leggi diverse, e i loro limiti non coincidono.
La sicurezza sociale segue le regole europee di coordinamento che la Svizzera applica tramite l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE. L'imposta sul reddito segue la convenzione contro la doppia imposizione tra la Svizzera e il Paese in cui Lei vive, più gli accordi speciali per i frontalieri. Il diritto di vivere in un Paese dipende dalla legge sugli stranieri di quel Paese, e il Suo permesso svizzero dal diritto svizzero. Una quarta questione riguarda il datore di lavoro: se la Sua postazione di lavoro a casa possa costituire una presenza dell'azienda in un altro Paese, ciò che i fiscalisti chiamano stabile organizzazione.
Così un frontaliere che vive in Francia e lavora due giorni a settimana da casa è in regola con le imposte e, con un A1, con la sicurezza sociale, mentre un frontaliere che vive in Italia e fa lo stesso supera il limite fiscale. Chi si trasferisce a Lisbona e lavora completamente da remoto rientra nella sicurezza sociale e nel sistema fiscale portoghesi, e di svizzero gli resta solo il datore di lavoro. Il resto di questa guida affronta un ambito alla volta, partendo dalla sicurezza sociale.
Sicurezza sociale: le regole del 25 e del 50 per cento
Se vive in un Paese dell'UE o dell'AELS e lavora in parte da casa, la regola di base è questa: se svolge il 25 per cento o più del Suo lavoro nel Paese di residenza, passa al sistema di sicurezza sociale di quel Paese. Sotto il 25 per cento resta nel sistema del Paese in cui ha sede il datore di lavoro. Lo spiega l'opuscolo AVS/AI 10.01, e il portale PMI della Confederazione aggiunge che la quota si misura sul tempo di lavoro totale, in base a quanto previsto per i 12 mesi successivi.
Dal 1° luglio 2023 un accordo quadro multilaterale ha spostato questa soglia per chi fa telelavoro. In base all'accordo può lavorare da casa nel Paese di residenza fino al 49,9 per cento del tempo e restare assicurato in Svizzera, come spiega l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). L'accordo riguarda solo la sicurezza sociale, non le imposte.

Tre condizioni decidono se l'accordo vale per Lei. Sia il Suo Paese di residenza sia la Svizzera devono averlo firmato. Il Belgio, depositario dell'accordo, tiene l'elenco dei firmatari (in inglese): oggi conta 23 voci, Svizzera compresa, e ci sono tutti i Paesi confinanti con la Svizzera. L'Italia ha aderito il 1° gennaio 2024, l'Estonia il 1° febbraio 2026. Mancano sette Stati dell'UE: Bulgaria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lettonia, Romania e Ungheria. Manca anche l'Islanda, e il Regno Unito ha dichiarato che non firmerà.
La seconda condizione è che nel Paese di residenza Lei faccia solo telelavoro. Sono esclusi gli indipendenti, chi svolge regolarmente un'altra attività nel Paese di residenza (visite ai clienti, un'attività in proprio), chi lavora anche in un Paese terzo e chi ha datori di lavoro che non hanno tutti sede nello stesso Paese firmatario. La terza è il consenso: le note esplicative dell'accordo dicono che la domanda è presentata congiuntamente da datore di lavoro e lavoratore. Il datore di lavoro non può esservi obbligato, e Lei nemmeno.

Come funziona il certificato A1
L'A1 è il certificato che attesta in quale Paese Lei è assicurato. Il datore di lavoro lo chiede alla sua cassa di compensazione AVS tramite ALPS, la piattaforma online federale per questi casi, scegliendo il tipo di caso «Telelavoro transfrontaliero». Secondo la pagina dell'UFAS, un A1 vale al massimo tre anni ed è rinnovabile. Può essere rilasciato con effetto retroattivo solo per tre mesi, quindi una domanda presentata in ritardo lascia un periodo che l'accordo non copre più. L'accordo stesso è stato concluso per cinque anni e si rinnova automaticamente ogni volta per altri cinque.
Senza A1 valgono le regole ordinarie. Il portale PMI è chiaro su cosa significhi per un datore di lavoro svizzero quando Lei supera il 25 per cento: deve versare i contributi all'autorità estera, conoscere il sistema di quel Paese, e quei contributi possono essere più alti di quelli svizzeri. Un errore può avere conseguenze serie sia per l'azienda sia per il dipendente, anche se non era intenzionale.
Che cosa copre il sistema svizzero
Restare nel sistema svizzero significa ben più della sola pensione. Per i salariati che lavorano all'estero restando assoggettati alla sicurezza sociale svizzera, l'opuscolo 10.01 elenca l'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS), l'assicurazione invalidità (AI), le indennità di perdita di guadagno (IPG), l'assicurazione contro la disoccupazione, la previdenza professionale a partire da un determinato reddito annuo, l'assicurazione malattie obbligatoria e l'assicurazione contro gli infortuni non professionali.
L'assicurazione malattie è la parte che si dimentica. Se vive nell'UE o nell'AELS ma resta soggetto all'assicurazione obbligatoria svizzera, mantiene una cassa malati svizzera, e l'Ufficio federale della sanità pubblica spiega che il premio dipende allora dal Suo Paese di domicilio. Avvisi la cassa malati prima di trasferirsi, così premio e copertura all'estero sono impostati correttamente.
Lavorare all'estero a tempo pieno per un periodo
La regola del 50 per cento riguarda il Paese in cui Lei vive. Se vive in Svizzera e vuole lavorare per qualche mese da un altro Paese europeo, la strada è un'altra.
Gli Stati dell'UE e dell'AELS hanno concordato che il telelavoro temporaneo a tempo pieno da un altro Paese può essere trattato come un distacco, la stessa procedura usata quando un'azienda manda qualcuno all'estero in missione. L'UFAS cita come esempi: assistere familiari all'estero, motivi medici, un ufficio chiuso per ristrutturazione e la «workation» da una località di vacanza. Non importa chi abbia proposto il telelavoro né se il motivo sia privato. Il datore di lavoro deve essere d'accordo e chiede un A1 alla sua cassa di compensazione, e il soggiorno può durare fino a 24 mesi. Le proroghe oltre questo limite di regola non sono ammesse. La soluzione vale anche per il Regno Unito, ma in genere non per i distacchi in base alle convenzioni della Svizzera con Paesi fuori dall'UE e dall'AELS.
Le imposte su un soggiorno del genere sono un'altra questione. Il Modello di convenzione dell'OCSE, la base su cui si redigono le convenzioni fiscali, lascia il salario imponibile solo nel Paese di residenza se Lei trascorre nell'altro Paese al massimo 183 giorni in un periodo di dodici mesi, se il datore di lavoro non ha sede lì e se il salario non è a carico di una stabile organizzazione in quel Paese (Modello OCSE, articolo 15, in inglese). Conta però la convenzione effettiva con quel Paese, quindi la controlli prima di partire per un periodo lungo.
Trasferirsi all'estero e lavorare solo da remoto
Una volta che vive all'estero e lavora soltanto da lì, l'accordo sul telelavoro non La aiuta più, perché richiede che almeno metà del lavoro si svolga in Svizzera. L'opuscolo 10.01 indica la regola per i cittadini svizzeri e dell'UE: chi lavora in un solo Stato dell'UE è di principio assicurato in quello Stato. Il datore di lavoro svizzero deve allora registrarsi presso la sicurezza sociale di quel Paese e versare lì i contributi.
Fuori dall'UE e dall'AELS, tutto dipende dall'esistenza di una convenzione di sicurezza sociale tra la Svizzera e quel Paese. La Svizzera ne ha con 22 Stati, tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, India e Regno Unito, e coprono solo alcuni rami assicurativi. Se vive e lavora in uno di questi Paesi, è assicurato lì, a meno che il datore di lavoro non La distacchi temporaneamente.
Se né le regole dell'UE né una convenzione La tengono nel sistema svizzero, l'AVS offre un'ultima possibilità a chi lavora all'estero per un datore di lavoro svizzero: la continuazione dell'assicurazione obbligatoria. L'opuscolo 10.01 pone tre condizioni. Il salario deve essere pagato da un datore di lavoro con sede in Svizzera. Lei deve essere stato assicurato all'AVS per almeno cinque anni consecutivi subito prima della partenza. E il datore di lavoro deve essere d'accordo, cosa a cui non è tenuto. La richiesta va presentata alla cassa di compensazione del datore di lavoro entro sei mesi dal giorno in cui le condizioni sono adempiute; scaduto il termine, non è più possibile. Non La esonera dal sistema dell'altro Paese, quindi può succedere di versare contributi in entrambi i Paesi.
Esiste anche l'AVS/AI facoltativa, aperta ai cittadini svizzeri, dell'UE, dell'Islanda, del Liechtenstein e della Norvegia, ma solo se vivono fuori dall'UE e dall'AELS. Servono cinque anni consecutivi di assicurazione prima della partenza, e la richiesta va presentata entro un anno, tramite un'ambasciata o un consolato svizzero oppure alla Cassa svizzera di compensazione.
Dove si pagano le imposte sul reddito
La regola di base è semplice: il salario è tassato dove Lei svolge fisicamente il lavoro. Il messaggio del Consiglio federale sull'imposizione del telelavoro ricorda che le convenzioni contro la doppia imposizione prevedono di regola che il reddito da lavoro dipendente sia tassato nello Stato in cui l'attività è svolta fisicamente, quindi con il telelavoro il diritto di imposizione passa dal Paese del datore di lavoro a quello in cui Lei vive. Il messaggio richiama anche una sentenza del Tribunale federale, la 2C_215/2009 del 1° ottobre 2009. Secondo la sintesi del messaggio, la parte di salario corrispondente al 40 per cento di lavoro svolto da casa all'estero non poteva essere tassata in Svizzera, perché la legge svizzera richiedeva la presenza fisica della persona.
Per questo la Svizzera ha avuto bisogno di una nuova legge. La legge federale sull'imposizione del telelavoro in ambito internazionale è entrata in vigore il 1° gennaio 2025. Permette alla Svizzera di tassare i giorni di telelavoro all'estero quando una convenzione le attribuisce questo diritto, ed è limitata ai cinque Paesi confinanti. Più lontano non esiste un accordo simile: se si trasferisce in Spagna o in Portogallo vale la regola di base, e il salario per il lavoro svolto lì è tassato lì.

Francia: fino al 40 per cento
Un frontaliere che vive in Francia può lavorare da casa fino al 40 per cento del tempo di lavoro annuo senza che cambi la sua imposizione. La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) spiega che la regola è ora fissata in una modifica della convenzione fiscale, firmata nel 2023, le cui norme sui redditi da telelavoro si applicano dal 1° gennaio 2026. Fino ad allora un accordo transitorio consentiva la stessa quota dal 2023. Per un impiego a tempo pieno, il 40 per cento corrisponde a due giorni a settimana. L'amministrazione fiscale di Ginevra (in francese) aggiunge due dettagli: fino a dieci giorni all'anno di missioni temporanee, come i viaggi di lavoro, rientrano nel 40 per cento, e i datori di lavoro devono comunicare alle autorità fiscali la quota di telelavoro di ogni dipendente residente in Francia, la prima volta nel gennaio 2027 per il 2026. In cambio la Svizzera versa alla Francia una compensazione e i due Paesi si scambiano i dati salariali.
Italia: fino al 25 per cento
I frontalieri ai sensi dell'Accordo del 2020 tra la Svizzera e l'Italia relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri possono lavorare da casa fino al 25 per cento del tempo di lavoro senza perdere lo statuto di frontaliere né cambiare imposizione. Il protocollo di modifica che ha reso definitiva questa regola è entrato in vigore il 9 febbraio 2026 e si applica retroattivamente dal 1° gennaio 2024. Attenzione alla differenza: per la sicurezza sociale, con un A1, si arriva al 49,9 per cento, per le imposte solo al 25.
Germania: nessuna percentuale, ma un rientro settimanale
La convenzione con la Germania funziona in un altro modo. Per un frontaliere, la Svizzera trattiene alla fonte solo un'aliquota forfettaria speciale del 4,5 per cento, come spiega il Servizio cantonale delle imposte di Argovia (in tedesco). A decidere lo statuto di frontaliere è il rientro regolare a casa. Lo perde se in un anno ci sono più di 60 giorni in cui, per motivi di lavoro, non può rientrare, e a quel punto il diritto di imposizione della Svizzera non è più limitato. Non esiste una percentuale per il telelavoro. Il portale PMI indica che un dipendente a tempo pieno mantiene lo statuto recandosi almeno una volta alla settimana sul posto di lavoro in Svizzera.
Per l'Austria, il portale PMI precisa che per i frontalieri non c'è una regola fiscale particolare sul telelavoro: il salario per i giorni lavorati da casa in Austria è imponibile lì.
Il permesso: che cosa copre e quando decade
Un permesso svizzero vale per vivere e lavorare in Svizzera. Non Le dà alcun diritto di vivere altrove, e non sopravvive a una lunga assenza.
Se ha un permesso B o C e parte senza notificare la partenza, il B decade dopo sei mesi all'estero, e così anche il C, secondo la legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) come la cita l'Ufficio della migrazione del Cantone di Zurigo (in tedesco). Brevi rientri in Svizzera non fanno ripartire il termine. Notificare la partenza fa decadere subito il permesso, a meno che nello stesso momento chieda di mantenere il permesso C. Il permesso C può essere mantenuto fino a quattro anni se lo chiede prima che scadano i sei mesi, e la direttiva dello stesso ufficio (in tedesco) precisa che lo concede solo se Lei intende davvero tornare.
Nel caso opposto, un cittadino dell'UE o dell'AELS che vive all'estero e viene in ufficio in Svizzera alcuni giorni ha bisogno di un permesso per frontalieri (G). La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) indica che i frontalieri devono tornare al domicilio principale all'estero ogni giorno o almeno una volta alla settimana, e che per i cittadini dell'UE e dell'AELS le zone di frontiera sono state abolite.
Se possa vivere nel Paese in cui si trasferisce lo decide quel Paese, quindi si informi presso il suo ufficio della migrazione prima di firmare un contratto d'affitto. Se non è cittadino svizzero, dell'UE o dell'AELS, tenga presente un altro dettaglio: l'opuscolo 10.01 ricorda che i cittadini di Stati extra UE che vivono e lavorano nell'UE non sono coperti dall'AVS, a meno che non siano distaccati dalla Svizzera.
Perché il datore di lavoro può esitare
Quando un'azienda svizzera dice no al lavoro dall'estero, spesso il motivo non è Lei. È il rischio che la Sua postazione di lavoro a casa diventi una presenza imponibile dell'azienda in un altro Paese, una stabile organizzazione (nel diritto svizzero si parla di stabilimento d'impresa), che potrebbe esporre una parte dei suoi utili alle imposte di quel Paese.
L'OCSE ha chiarito gran parte della questione con l'aggiornamento 2025 del Modello di convenzione fiscale (in inglese). Un'abitazione di regola non conta come sede d'affari dell'azienda se Lei vi lavora meno del 50 per cento del tempo di lavoro totale in un qualsiasi periodo di dodici mesi. Dal 50 per cento in su dipende dai fatti, e il criterio principale è se l'azienda ha un motivo commerciale per averLa in quel Paese, come incontrare lì i suoi clienti, costruire una clientela o gestire i fornitori. LasciarLa lavorare da casa solo per non perderLa, o solo per risparmiare sui costi dell'ufficio, non è un motivo commerciale. L'esempio proposto dall'OCSE: un dipendente che lavora da casa l'80 per cento del tempo e visita regolarmente i clienti dell'azienda in quel Paese crea una stabile organizzazione. Uno che lavora da casa il 30 per cento del tempo no.
Ci sono altre due preoccupazioni. La burocrazia: una volta che Lei è assicurato all'estero, l'azienda deve trattare direttamente con la sicurezza sociale di quel Paese, come avverte il portale PMI. E il diritto del lavoro: il portale PMI raccomanda di indicare nel contratto quale diritto del lavoro si applica, perché il diritto svizzero può essere messo in discussione quando una parte importante del lavoro si svolge all'estero.
Come chiederlo e cosa mettere per iscritto
Le conviene presentare una richiesta che risponda alle domande del datore di lavoro prima ancora che le ponga. Dica dove vivrà, quanta parte del tempo lavorerà da lì, per quanto tempo, e che resterà sotto il limite che conta. Si offra di tenere traccia dei luoghi in cui lavora.
Gentile [nome], da [mese] intendo vivere a [località, Paese]. Vorrei lavorare da casa due giorni a settimana, cioè il 40% del mio tempo di lavoro, e restare in ufficio a Zurigo negli altri tre. [Paese] ha firmato l'accordo sul telelavoro, quindi La pregherei di richiedere un A1 tramite la nostra cassa di compensazione AVS, così resto nella sicurezza sociale svizzera. Da lì non lavorerò con clienti. Sono disposto a registrare i giorni di telelavoro e a fissare l'accordo e il diritto del lavoro applicabile in un allegato al contratto.
Poi metta il risultato nero su bianco: un A1 per la sicurezza sociale, un accordo scritto sul telelavoro con la quota concordata e, se si trasferisce, una decisione sul permesso svizzero prima che scadano i sei mesi.
Se sta ancora cercando quel datore di lavoro
Le politiche dei datori di lavoro sul lavoro dall'estero sono molto diverse, quindi ne parli al colloquio e non dopo aver firmato. Qui sotto trova le offerte attuali del nostro portale nell'ingegneria del software, e altre nella categoria sistemi informatici.
Se un datore di lavoro che Le piace dice no, chieda quale di questi limiti lo preoccupa. Spesso la risposta è una quota di giorni da casa che Lei può promettere di non superare, e questa è una conversazione più facile di un semplice sì o no.
Domande frequenti
- La regola del 50 per cento vale anche se vivo nel Regno Unito?
- No. Il Regno Unito ha dichiarato che non firmerà l'accordo sul telelavoro, quindi sono le regole ordinarie a decidere in quale Paese è assicurato. L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali segnala però un'eccezione che vale anche per il Regno Unito: se Lei vive in Svizzera e lavora per un periodo limitato a tempo pieno dal Regno Unito, il soggiorno può essere trattato come un distacco di al massimo 24 mesi con un A1.
- Sono indipendente e lavoro per clienti svizzeri: l'accordo sul telelavoro vale anche per me?
- No. Gli indipendenti sono esclusi dall'accordo. Si applicano le regole ordinarie e, se lavora solo dal Suo Paese di residenza, di principio è assicurato lì. I Suoi clienti svizzeri non c'entrano.
- Ho anche un piccolo lavoro nel Paese in cui vivo: cambia qualcosa?
- Sì. L'accordo non si applica se nel Paese di residenza svolge regolarmente un'altra attività, e un impiego presso un datore di lavoro locale conta come tale. Valgono allora le regole ordinarie: se il 25 per cento o più di tutto il Suo lavoro si svolge nel Paese di residenza, di principio è assicurato lì per tutti i Suoi impieghi.
- La percentuale di telelavoro si calcola a settimana o sull'anno?
- Su un periodo più lungo. Il portale PMI della Confederazione spiega che il calcolo del 25 per cento si basa su quanto previsto per i 12 mesi successivi, il 40 per cento francese si calcola sul tempo di lavoro annuo e l'OCSE considera qualsiasi periodo di dodici mesi. Conta quindi l'organizzazione che Lei e il Suo datore di lavoro prevedono: la metta per iscritto.
- Posso mantenere il permesso C se provo a vivere all'estero?
- È possibile. Il permesso C decade dopo sei mesi all'estero, ma se lo chiede all'ufficio cantonale della migrazione prima che scadano può essere mantenuto fino a quattro anni. L'Ufficio della migrazione di Zurigo lo concede solo se Lei intende davvero tornare. Per il permesso B questa possibilità non esiste.